Difficoltà occupazionali dei giovani psicologi: intervista a Michele Lepore capolista F.A.R.E. Psicologia – elezioni Ordine Campania 2014

 

ELEZIONI ORDINISTICHE 2014 IN CAMPANIA: INTERVISTA A MICHELE LEPORE, CANDIDATO CAPOLISTA PER “FARE PSICOLOGIA”, SULLE DIFFICOLTA’ OCCUPAZIONALI DEI GIOVANI PSICOLOGI

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“Promozione e tutela sono le leve che l’Ordine può utilizzare a favore di una maggiore occupazione dei giovani psicologi” – “L’obiettivo del posto di lavoro stabile all’interno del Servizio pubblico va articolato su tempi lunghi, a causa degli attuali drammatici tagli della spesa pubblica: nel frattempo serve un piano B” – “L’ordine deve favorire lo sviluppo di professionalità che rispondano a reali esigenze della società e la loro proposizione direttamente alla potenziale committenza” – “La tutela delle attività professionali degli psicologi è cruciale: combattere l’abusivismo e scoraggiare l’utilizzo gratuito o sottopagato delle prestazioni degli psicologi” – “Favorire la creazione di studi professionali associati con l’assistenza tecnica di consulenti gratuitamente messi a disposizione dall’Ordine”

 

 

La crisi occupazionale dei giovani psicologi è oramai drammatica: quale pensa che debbano essere le future strategie dell’Ordine per intervenire su questo problema?

 

Sono molti i colleghi, soprattutto giovani, ma non solo, che pongono spesso una condivisibile richiesta di interventi da parte dell’Ordine a favore dell’occupazione; sono spesso molto arrabbiati, e questo è comprensibile, considerata la frustrazione di veder sfumare le loro aspettative di svolgere la professione dopo anni ed anni di studio e sacrifici, nonché di investimenti economici da parte delle loro famiglie. Va considerato però che l’Ordine non è il Governo italiano né della Regione Campania, né ha poteri diretti in questo campo. Le funzioni che la legge attribuisce agli Ordini professionali sono principalmente quelle di promozione e tutela della professione e queste sono le leve che può utilizzare. Ma sono leve importanti, se ben utilizzate ed indirizzate verso prospettive realistiche. Sicuramente va svolta un’azione che miri ad aumentare i posti di lavoro stabile all’interno del Servizio pubblico. Ma tutti noi leggiamo i giornali e sappiamo bene che nei tempi brevi questo è un obiettivo praticamente impossibile, considerate le politiche di tagli alla spesa pubblica come soluzione scelta da molti governi per far fronte alla crisi economica. Molti giovani preparano titoli per partecipare ad un concorso pubblico, ma è molto improbabile che si faranno concorsi in numero significativo nei prossimi anni. Nel frattempo occorre un piano B

che orienti l’utilizzo delle due leve che citavo.

 

Iniziamo dagli interventi di promozione della professione.

 

Innanzitutto la promozione deve essere rivolta a proporre l’immagine di una professione moderna ed empiricamente fondata, capace di offrire soluzioni ai problemi delle persone, svolta con serietà e competenza, nel rispetto delle norme deontologiche. Poi va promossa una diversificazione delle attività professionali in modo da rispondere alla domanda di psicologia da parte della società, che, sembrerà paradossale, è più ampia di quello che si possa pensare, ma è articolata e diversificata e noi dobbiamo capire e imparare a rispondere in maniera specifica. Una nostra incapacità in questo senso lascia spazi che poi altre professioni, in maniera incompetente, illegittima se non chiaramente abusiva, si affrettano ad occupare. E qui entra in gioco anche l’altra leva di cui parlavo, l’azione di tutela.

 

Già, la tutela, quali sono gli interventi più urgenti?

 

Sicuramente la difesa dei nostri confini professionali, denunciando e scoraggiando in maniera capillare le situazioni di abusivismo. Questo, però, si ottiene anche attraverso l’elevamento degli standard professionali ed il contrasto alle cattive pratiche: la qualità delle nostre prestazioni deve essere tale che difficilmente possa essere imitata. Bisogna, poi, informare l’utenza circa le caratteristiche delle nostre prestazioni ed i rischi che si corrono nell’ottenerle da figure professionali diverse dagli psicologi. Poi c’è la questione del volontariato, che, se pur rappresenta un’utile occasione di apprendimento e di affinamento delle abilità professionali dei giovani colleghi (ammesso che venga svolto sotto la guida di altri psicologi, cosa che non sempre avviene), sta purtroppo degenerando da tempo in forza lavoro gratuita a beneficio di un Servizio pubblico, e di singoli dipendenti, nemmeno psicologi, che ne traggono vantaggi economici e di carriera. Ma se il Servizio pubblico vuole investire in prestazioni psicologiche, allora assuma gli psicologi. Altrimenti, se decide che tali prestazioni non sono sufficientemente utili da pagarle, allora vi rinunci. Questo sarebbe un danno per l’utenza, a mio avviso, e non lo ritengo giusto. Ma nemmeno è possibile accettare che il servizio pubblico offra prestazioni psicologiche a costo zero, determinando di fatto una situazione di concorrenza sleale nei confronti di quegli stessi colleghi che potrebbero svolgere le stesse prestazioni in un contesto libero professionale, ottenendo il giusto compenso. Siamo professionisti, non missionari! Per non parlare poi di tutte le situazioni in cui i giovani colleghi sono sottopagati ed avviliti da condizioni di lavoro paradossali.

 

Lei è consigliere uscente, che giudizio dà sulle due iniziative a favore dell’occupazione su cui l’esecutivo uscente ha investito molto: la settimana del benessere psicologico e la raccolta di firme per la legge regionale di istituzione dello psicologo del territorio?

 

Su entrambe il mio giudizio è articolato. La legge di istituzione dello psicologo del territorio è stata a mio avviso una operazione di successo, con indiscutibili vantaggi. Innanzitutto ha dimostrato della capacità degli psicologi, se uniti, di esercitare un potere di pressione sull’istituzione e sicuramente questo porta un’attenzione maggiore verso la nostra professione. Poi ha sancito il riconoscimento del ruolo dello psicologo, ampiamente rilanciato dai media. Detto questo, però, certo non possiamo pensare che, sul piano pratico, la legge risolverà i problemi occupazionali degli psicologi, non nel breve e medio termine, sempre per i motivi che ho già spiegato: i tagli alla spesa pubblica, a tutti i livelli, non lo permettono. Resta una vittoria morale, cui devono far seguito altre iniziative nella direzione che ho già indicato.

 

E la settimana del benessere psicologico?

 

La settimana del Benessere psicologico ha, è vero, cercato di agire proprio nella direzione che indicavo, promuovendo l’immagine dello psicologo direttamente nei confronti dei cittadini potenziali utenti. Purtroppo, però, i risultati non sono stati, a mio avviso, all'altezza delle aspettative, sicuramente non proporzionati alle risorse messe in campo dall’Ordine. Le singole conferenze non hanno avuto grande partecipazione, le strategie di pubblicizzazione sono state poco decentrate geograficamente, i temi affrontati, l’eccessivo accento sul rapporto con i sindaci, sono ancora troppo legati ad una visione della professione ancorata alla committenza pubblica, che, ripeto, rimane una cosa auspicabile ma attualmente non realizzabile. E’ necessaria una riflessione sui correttivi necessari per indirizzare queste iniziative alle esigenze ed agli interessi dei potenziali utenti; è, inoltre, auspicabile un coinvolgimento massiccio di altre figure professionali, per ampliare la committenza in diversi ambiti, in un rapporto diretto tra i professionisti.

 

Un’ultima domanda: i candidati nella lista di “Fare Psicologia” sono piuttosto giovani: pensa che abbiano esperienza sufficiente per realizzare questi obiettivi ambiziosi?

 

La squadra che abbiamo realizzato per candidarci a governare l’Ordine rappresenta per me già una vittoria. Sono molto soddisfatto del clima che è emerso nel corso delle riunioni organizzative, un clima sereno ed entusiasta, in cui creatività ed efficienza si equilibravano. E’ una squadra che, proprio per le caratteristiche demografiche dei suoi componenti (età, condizione lavorativa), ha posto il tema dell’occupazione al centro della sua azione, con la consapevolezza vissuta dei problemi ad esso connessi e delle possibili soluzioni. I giovani candidati di “Fare psicologia” sono capaci ed efficienti, provengono da aree molto diversificate della psicologia e da aree geografiche differenti, quindi sono, a mio avviso, davvero rappresentativi della comunità professionale nella sua composizione demografica. Inoltre sono affiatati e cooperativi, porteranno nel Consiglio dell’Ordine una reale ventata di rinnovamento efficiente. Poi, non dimentichiamo che “Fare Psicologia” candida Domenico Del Forno, un collega che, come me, è meno giovane (ma non meno entusiasta) e può vantare grandi capacità ed una grande esperienza professionale ed istituzionale.

 

In bocca al lupo, allora!